La trappola del referendum del 29 marzo 2020:
una nuova tappa del processo di fascistizzazione
È ormai da un trentennio che la risposta delle classi dominanti alla crisi della democrazia rappresentativa borghese (degenerazione oligarchica dei partiti, organica subordinazione all’economia capitalistica e al potere finanziario, sostegno alle politiche di austerità in materia di lavoro e di Stato sociale) è sempre la stessa e può essere riassunta nel progetto d’indebolire il parlamento e di rafforzare il governo tramite modifiche sempre più profonde della seconda parte della Costituzione repubblicana.
Dapprima, negli anni ottanta e novanta del secolo scorso, i tentativi delle Commissioni Bozzi, De Mita-Jotti e D’Alema-Berlusconi; poi l’assalto ben più deciso alla Costituzione da parte del governo Berlusconi con la riforma del 2005, bocciata dal referendum del giugno 2006 con il 61% dei voti; infine l’ultima, non meno grave, aggressione: la legge di revisione costituzionale Renzi-Boschi approvata il 12 aprile 2016 e bocciata dalla maggioranza degli elettori nel referendum confermativo del 4 dicembre 2016.
Tuttavia, siccome l’obiettivo prefissato non è stato ancora pienamente raggiunto, il 29 marzo 2020 avrà luogo un altro referendum confermativo. Infatti, gli elettori saranno chiamati a pronunciarsi sul testo di legge costituzionale recante “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato tra il luglio 2019 (primo governo Conte) e l’ottobre 2020 (governo Conte bis) dalla maggioranza dei componenti delle due Camere. Settantuno senatori (più di un quinto, dunque, dei membri di una Camera) hanno poi sottoscritto, ai sensi dell’art. 138 della Costituzione, la richiesta di referendum, che il 23 gennaio 2020 l’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione ha dichiarato conforme alla norma costituzionale.
Nulla di nuovo sotto il sole nero delle forze reazionarie le quali, siano esse di centro o di destra, ricorrono alla più sfacciata demagogia per giustificare la liquidazione di quanto resta della pur limitata democrazia borghese e sostituirla con il potere antipopolare, accentrato ed autoritario di un comitato di ‘procuratori’ dei grandi monopòli. L’argomento invocato a sostegno della revisione costituzionale dal M5S, che ne è il principale promotore, è quello secondo cui, riducendo il numero dei deputati da 630 a 400 e quello dei senatori da 315 a 200, si otterrebbe un risparmio di circa 500 milioni di euro (risparmio calcolato ovviamente in base agli attuali stipendi di deputati e senatori, che resterebbero agli stessi livelli nel parlamento ridotto). Un argomento veramente risibile se si considera il Monte Bianco di corruzione, sprechi, privilegi ed affarismo che pesa su buona parte delle istituzioni del nostro paese.
In realtà, è un dato di evidenza lampante il fatto che questa ‘riforma’ obbedisce alla volontà delle oligarchie economiche e finanziarie che dirigono i monopòli capitalistici. Di fronte alla mobilitazione reazionaria delle masse, alla scomparsa della sinistra, alla trasformazione del PD in una forza di centro che pratica politiche di destra, e al conseguente monopolio di un’opposizione parlamentare le cui redini sono passate completamente nelle mani della estrema destra – i quattro ‘cavalieri dell’apocalisse’ che guidano il processo di fascistizzazione in corso -, la volontà dei monopòli e delle oligarchie si traduce nell’obiettivo di fare del parlamento, riducendone al minimo la rappresentatività popolare e il collegamento con i diversi territori del nostro paese, un organo decisionale agile, accentrato e controllabile, che sia interamente al servizio dei padroni, che ne tuteli i patrimoni e sia conforme alla legge del massimo profitto e dei bassi salari, che regola il loro comportamento.
Per questi motivi è del tutto corretto definire la ‘riforma costituzionale’ in parola come un attacco micidiale all’istituto della democrazia, in quanto segna una nuova tappa del processo di fascistizzazione delle istituzioni, riducendo drasticamente, per l’esattezza nella misura del 36,50%, l’attuale livello di rappresentanza parlamentare della popolazione e affossando, nel contempo, la democrazia rappresentativa, la partecipazione dei cittadini e la sovranità del popolo italiano. Ma questa ‘riforma’ è anche un’offesa ai valori fondanti della Costituzione quale risultato, seppur parziale, della lotta antifascista, della Resistenza e della guerra di liberazione nazionale. Si comprende perciò perché essa proceda di pari passo con l’avanzata della destra neofascista.
La situazione del nostro paese è caratterizzata da un grave spostamento politico e ideologico delle masse verso destra. Tale spostamento, che trae origine da una sostanziale identità di cultura politica e programmi tra forze formalmente diverse, accomuna ormai da tempo ciò che resta della falsa sinistra, il centro cosiddetto democratico e le destre. Cementato dalla subordinazione agli interessi dei monopòli capitalistici e imperialistici nazionali e internazionali, esso ha prodotto le leggi elettorali di stampo fascista, che hanno eliminato il principio proporzionale nell’attribuzione dei seggi parlamentari, regionali, provinciali e comunali.
Occorre allora ribadire, da un punto di vista comunista, che il problema non è il numero dei senatori e dei deputati, ma i privilegi di cui godono questi signori e i loro ricchi stipendi, che devono essere ridotti al livello del salario di un operaio specializzato, integrato dal rimborso delle spese di funzione. Questa è l’unica soluzione, certamente rivoluzionaria, che consente di abbassare in misura consistente e davvero drastica – si tratterebbe di miliardi e non di milioni di euro - i costi della rappresentanza regionale, parlamentare, governativa, della presidenza della Repubblica e delle alte cariche dello Stato, mantenendo l’attuale livello di rappresentanza popolare nelle istituzioni parlamentari e difendendo il quadro della democrazia costituzionale: un quadro che il capitalismo monopolistico tende sempre più a considerare come un ostacolo di cui sbarazzarsi e un limite da sopprimere per affermare su tutta la linea i propri interessi e il proprio potere.
Eros Barone
28 Febbraio 2020